Il progetto di Beppe D’Onghia vede alternarsi musica sacra, poesie e canzoni del cantautore
In-Cantus è un progetto di grande spessore artistico, nato da un’idea del Maestro Beppe D’Onghia, che lo scorso dicembre ha visto Roberto Vecchioni impegnato in cinque spettacoli fra poesia e musica davvero particolari: in circa ottanta minuti di concerto le canzoni del cantautore italiano si mischiano fra arie classiche e poesie tratte dai libri dell’autore stesso o di altri autori, tutte legate dall’amore fra gli uomini, il loro rapporto con l’eternità e il sentire del divino.
In-Cantus è nato nell’intento di unire musica sacra e musica classica, versi d’autore e di tradizione, melodie classiche e poesia contemporanea, affrontando la ricerca di un linguaggio che attraversi i confini di culture diverse. Per questo Beppe D’Onghia ha concepito uno spettacolo nel quale fluisce naturalmente il passaggio da arie classiche come “Lascia ch’io pianga” di Haendel o “Vissi d’arte” di Piccini, a canzoni popolari e moderne come “Le rose blu” ed “Euridice” di Vecchioni.
Seguendo questa idea, Roberto Vecchioni, con il supporto del Nu-Ork String Quintet sarà la voce cantante e narrante del concerto, che oltre ai brani citati prevede ad esempio lo “Stabat Mater”, inno sacro di Jacopone da Todi, una versione jazz del canto natalizio “Jingle Bells”, la “Patetica” di Chajkowskij, il “Concerto N°2 in Do Minore” di Rachmaninoff, versi recitati su musica, canzoni del cantautore riarrangiate per pianoforte e quintetto d’archi, tra cui Figlia, Viola D’Inverno, Blumun, Sogna Ragazzo Sogna, Il Cielo Capovolto e altre.
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