di Nicola Bonazzi e Pietro Floridia con Alicja Borkowska, Lorenzo Cimmino, Javice Aimé, Idris Hussain, Mihail Lebeclenco, Victorine Mputu Liwoza, Sanam Naderi, Irina Puscas, Giulia Ventura, Xue Yao, Daniela Zambon Scarpari regia Nicola Bonazzi e Pietro Floridia
Lo spettacolo Madre Coraggio, la madre che decide di seguire la guerra come modo per fare affari, ma nel fare ciò perde ad uno ad uno i propri figli, è più che un personaggio: è una chiave di lettura formidabile per capire come l’individuo possa cambiare e corrompersi quando è alle prese con certe circostanze, quando la paura di perdere tutto diviene il sentimento dominante. A maggior ragione se il personaggio di Madre Coraggio è attraversato dagli sguardi, dalle riflessioni, dalle esperienze dei membri della Compagnia, che provengono dalle più diverse aree geografiche e culturali, dalle più diverse storie e condizioni: italiani, curdi, iraniani, moldavi, polacchi, brasiliani, cinesi, congolesi, camerunensi, molti dei quali giunti in Italia proprio perché in fuga dalla guerra.
Per un teatro “multiculturale” Le dinamiche di creazione di uno spettacolo passano attraverso la pratica costante di apporto e scambio di ciascuno dei componenti secondo la propria storia, la propria cultura e il proprio talento. Questo comporta che, di giorno in giorno, si vada creando non solo lo spettacolo ma anche un gruppo, inteso come un luogo dove motivazioni, storie, competenze e culture diverse si incontrano e percorrono una parte di cammino insieme arricchendosi l’un l’altra tramite un fare comune che spesso consiste in un esercizio di abbattimento di muri: individuali, interpersonali, sociali e culturali. In ragione di queste considerazioni, un gruppo teatrale i cui componenti vengano da paesi e da culture diverse possiede un potenziale, una ricchezza che nessuna compagnia monoculturale potrà mai avere.
Il gruppo di lavoro Alcuni degli attori hanno avuto esperienze teatrali nei loro paesi d’origine. Altri sono giunti in Italia come rifugiati politici, senza sapere una parola d’italiano:la frequentazione dei laboratori del Teatro dell’Argine (in un percorso ormai più che triennale che ha dato vita a spettacoli colorati e vitalistici quali Candido, Il calcio in faccia, La stagione delle piogge e Grande Circo Inferno) li ha portati a mettersi in gioco, dando loro la possibilità di confrontarsi con la propria condizione di sradicamento e di trovare, nella pratica teatrale, un utile veicolo per raccontarsi e misurare le proprie aspirazioni e i propri desideri. Ad essi si aggiungono i “giovani” della Compagnia Teatro dell’Argine, in un amalgama fruttuoso di lingue ed esperienze. Del gruppo di lavoro fanno parte attualmente un camerunense, una congolese, due cinesi, una brasiliana, una polacca, un curdo iraqeno, due iraniani, due afgani, un nigeriano, due moldavi e tre italiani: la natura “aperta” dello spettacolo può consentire tuttavia inserimenti e sostituzioni. |