Metamorfosi Festival  
 

 


info biglietteria

 

 
 
dal 2 al 5 giugno ore 16.15
 
La Città del Teatro
 
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INCONTRI
 

2/6 Andrea Porcheddu e Carlo Mangolini
3/6 Cristina Valenti
4/6 Daniele Segre - introduce Sandra Lischi
5/6 Gabriele Rizza

 

Il filo che lega questi appuntamenti, tra loro diversi come impostazione e tema, è provare a scrivere un appello rivolto al Capo dello Stato, al Presidente del Consiglio e ai Presidenti delle Regioni affinché sostengano il teatro e la cultura, già sottoposti a tagli economici insopportabili e, spesso, perfino a inaccettabili illazioni sul senso e sulla produttività della creazione.
Ad alcuni critici, studiosi e operatori abbiamo chiesto di riflettere sul contesto e sui bisogni di chi oggi produce teatro contemporaneo in relazione alle identità territoriali, all'impegno civile, al ricambio del pubblico e alla tutela della qualità artistica.

2 giugno ore 16.15
incontro con Andrea Porcheddu e Carlo Mangolini
Teatri nel tempo presente. Politiche culturali dell’Italia di oggi
Il teatro è politico non solo nei contenuti, ma anche nelle forme, nei modi produttivi, nelle strategie. il rapporto teatro/società passa attraverso precise scelte di indirizzo, di rapporto, di investimento. Mentre una nuova generazione di artisti si affaccia alla ribalta nazionale e internazionale, il grande teatro "d'apparato" e di regia sembra collassare e nel panorama italiano si disegnano nuove geografie, nuovi centri attivatori di discorsi e creazione, all'insegna dell'indipendenza e della dinamicità. Da qui, forse, si può ripartire. Ne parlano Andrea Porcheddu, critico teatrale e docente universitario, e Carlo Mangolini, direttore artistico di B Motion Operaestate Festival

3 giugno ore 16,15
Cristina Valenti
Le resistenze del teatro
Il teatro si trova impegnato attualmente su due principali fronti di resistenza: un fronte interno al sistema dello spettacolo, dove l’omologazione massmediatica si fa ogni giorno più aggressiva; e un fronte esterno, rappresentato da politiche economiche e sociali sempre meno disposte a investire nella cultura e nelle scienze umane.
In questa fase di sostanziale chiusura, il teatro non manca di rivelare, però, ancora una volta, risorse profonde e per certi versi inaspettate. E al teatro, non a caso, fanno ricorso intellettuali, scrittori, giornalisti per trovare una qualità diversa e più diretta della comunicazione; mentre le giovani generazioni, private della possibilità di pensare il proprio futuro, trovano nel presente del teatro possibilità  originali di espressione, sostanzialmente eccentriche rispetto all’ufficialità del teatro e, più in generale, all’inautenticità delle neolingue imperanti.
Ma cosa occorre perché le forme di resistenza teatrali, e in particolare quelle giovanili, si saldino a un progetto strutturale, capace di rigenerare il teatro liberandolo da una condizione di ricorrente emergenza? Una domanda destinata forse a restare aperta, che poniamo comunque al centro dell’incontro.

4 giugno ore 16.15
Daniele Segre
 "Nuvole e torte in faccia: teatralità e politica nel cinema di Daniele Segre".
Un regista, il territorio, La Città del Teatro,
introduce Sandra Lischi
Daniele Segre, uno dei protagonisti delle iniziative culturali della Città del Teatro sul territorio, è regista (anche teatrale)  e docente di un "cinema della realtà" che dà voce e volto al disagio e agli invisibili. Un cinema politico lontano dalla propaganda e dai clichés del documentario di denuncia. Il suo è un cinema che si nutre, spesso, di elementi teatrali. La raccolta che viene presentata in anteprima in questo incontro mostra la "teatralità" del cinema politico di Segre, la messa in scena dei volti e dei corpi, la coralità, l'autorappresentazione, la creazione di una scena "fittizia" che dà spessore, enigmaticità e universalità al racconto.

5 giugno ore 16.15 
Gabriele Rizza
Gli stati del teatro in toscana
Ci piace pensare a un teatro (formula eccessiva e generica ma sostanziale) che sappia (ancora) spiazzare i contenuti, deragliare i sentimenti, attizzare gli animi, attivare la mente. Di chi lo fa, lo riceve e in qualche modo (anche approssimativamente ma certo appassionatamente lo "giudica"). Avremmo detto teatro politico, avremmo detto teatro impegnato, civilmente possiamo dire teatro civile o meglio di "educazione civica". Voliamo bassi? Forse. L'ormai cronica destabilizzazione degli eventi giustifica lo scetticismo critico della forma. Quanto ai contenuti molta strada è stata fatta, molta rimane da fare, la maggior parte non sarà mai fatta. Può servire a colmare (che dico! ridurre, contrarre) lo iato la sempre più estraniata, straniata, straniera, estranea, sdradicata (e ridotta ai minimi termini da una parte quanto compulsiva e gonfiata a dismisura dall'altra) sedicente e autoreferenziale "critica teatrale".