con Affinito Giuseppe, Tata Barbalato, Salvatore Chiantone, Agostino Chiummariello, Enza Di Blasio, Gino Grossi, Carlo Guitto, Rita Montes, Enzo Moscato, Gianky Moscato, Peppe Moscato, Mario Santella, Ferdinando Smaldone. canto scenico Enza Di Blasio voce fuori campo Salvio Moscato costumi e allestimento dello spazio Tata Barbalato assistente costumi Luciano Briante ricerche e selezione musicale Giankamos datore luci Peppe Moscato produzione Claudio Affinito
Il testo/dedica di Enzo Moscato all’arte e alla vita di Antonin Artaud, a sessant’anni dalla morte, traduce, seleziona, riassembla e ‘adatta’, per la prima volta, per la scena, una delle ultime testimonianze dell’Impuro Folle Marsigliese, prima di morire di cancro all’ano, nel marzo del 1948: la “ Conferenza al ‘Vieux Colombier’ ”, ovvero “La vie vacue d’Artaud Momò” (“La vita vissuta d’Artaud L’Imbecille”), dove, presentandosi al pubblico francese sotto le false/balbettanti spoglie dell’ex grande scrittore ora distrutto da nove ani di feroce internamento e interdizione manicomiale, in realtà sferra un grandioso, lucidissimo attacco alle logiche disumane del potere capitalistico occidentale e al suo servo/sicario più efficace: il Linguaggio, come scambio/funzione simbolica fondamentale, per il massacro di un uomo perpetrato da altri uomini.
Da “Magnificenza del Terrore” - Prologo -
“Quand’ero ragazzino, uno degli eventi che sconvolse per un po’ la mia vita emotiva, fu la morte di Marilyn Monroe, forse il mio idolo più tenero. Ricordo che allora mi domandai, del tutto istintivamente, se, lasciata in tempo Hollywood per Napoli – dove c’ero anch’io! – Marilyn si sarebbe salvata. Da nessun’ altra parte del mondo, a quel tempo, forse, una specie di antico fatalismo, di ‘vivi e lascia vivere’, quasi religioso, mi pareva proteggesse Napoli dalle brutture e le storture dell’Universo, che, per quel che sentivo e immaginavo, doveva essere proprio tutto un Terrore. Molti anni dopo – e per emozioni del tutto diverse, ovviamente – mi sono domandato, se anche Artaud, un altro dei miei idoli, lasciando in tempo la Francia per Napoli, si sarebbe salvato dalla follia, il dolore, i manicomi, l’autoannullamento finale. Ma allora, mi chiedevo, messi a reagire col vitalismo, l’anarchia, l’irresponsabilità, esasperati talvolta, dei Vesuviani, cosa ne sarebbe stato della sua scrittura, del suo pensiero, il suo urlo, la sua carne, rigenerati dal Teatro della Crudeltà? E, questa Crudeltà, poteva accompagnarsi talvolta, o sempre, a una risata, uno sberleffo, na pernacchia? O erano, per loro natura, in antitesi violenta, inconciliabile? Non lo so. Non ho certezze. Ogni tanto, ‘comme sì, comme sa’, provo a ne penzà n’esempio, na scenica probabilità…’
Enzo Moscato
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