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studio per la messa in scena di una favola sull’inganno
testo e regia di Alessandro Garzella
DEBUTTO AUTUNNO 2010
 
RE NUDO
 

liberamente ispirato a “ I vestiti nuovi dell’imperatore” di Hans Christian Andersen e a “1984” di George Orwell

testo e regia di Alessandro Garzella

con  Fabrizio Cassanelli, Irene Catuogno, Ivano Liberati, Francesca Mainetti, Chiara Pistoia, Francesca Pompeo, Marco Selmi, Anna Teotti

ideazione scene Luigi Di Giorno in collaborazione con Fabrizio Cassanelli e Alessandro Garzella,
costruite da Luigi Di Giorno,
elaborazioni in video di Valentina Grigò,
luci di Giuliano De Martini,
collaborazione drammaturgica di Francesco Niccolini, costumi di Rosanna Monti,  sarta Patrizia Bosi
maschere di Ferdinando Falossi
staff tecnico Matteo Ciardi, Jacopo Pantani
assistente alla regia Consuelo Scopelliti

Re Nudo è una favola teatrale sulle patologie dei nostri tempi.
 
Un popolo e un re sono imprigionati nell’arena mediatica di un varietà fanta politico che ridicolizza gli ideali del novecento, divenuti simboli delle perversioni sociali dell’umanità del terzo millennio, sola e paradossale.  

Re Nudo cerca di essere un’opera di sovversione poetica, la raffigurazione di una civiltà sottoposta a un condizionamento degli immaginari, alla rottamazione delle vecchie utopie, sostituite da fascinazioni nuove: la società dello spettacolo, la realtà percepita, la semplificazione del pensiero, l’apparire della simulazione e dell’inganno.       

La favola si ispira a “1984” di Orwell, a “I vestiti nuovi dell’imperatore” di Andersen e ad alcune esperienze di vita particolarmente oppresse, accostando, per analogia, frammenti di queste fonti, come fossero numeri di un varietà onirico che vuole provocare domande per astrazioni e somiglianze, sollecitando similitudini, corrispondenze percettive che, nella confusione dei nostri tempi, lasciano agli spettatori il compito sempre più arduo di una ricomposizione emotiva e di una visione critica personale.

Un ruolo drammaturgico particolare è svolto dalla tecnologia che, seppur utilizzata nella forma più semplice possibile, qui rappresenta uno strumento d’assalto che oggi opprime la nostra vita quanto domani, forse,  potrà renderla più libera e saggia.



recensioni dello studio presentato al festival Metamorfosi 2010

il servizio fotografico allegato è a cura di Andrea Bastogi
 




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